Errori nella wine hospitality: 5 cose da non fare in cantina nell’accogliere l’enoturista

Giu 24, 2022

I report annuali lo dicono chiaramente: il turismo del vino continua a sperimentare una crescita importante nel nostro paese. Il turismo legato al Food & Wine è cresciuto significativamente negli ultimi quattro anni, portando la percentuale di viaggiatori interessati esclusivamente al turismo enogastronomico dal 21% al 55%. Ma come possono le aziende differenziarsi dai competitor e non commettere errori che spingano i visitatori verso quest’ultimi? Per aiutarti a costruire una risposta, abbiamo deciso di cominciare illustrando 5 errori da non compiere nell’accoglienza all’enoturista, tenendo conto dei cambiamenti dell’enoturismo in Italia negli ultimi anni e delle attuali richieste di esperienza.

1- Pensare che tutti gli enoturisti siano uguali

La pandemia di COVID-19, la nuova apertura al digitale che ne è derivata e nuovi stili di vita hanno portato a un cambiamento fondamentale nel target. Oggi in cantina ci va l’esperto di vino così come il turista per caso, lo studente, l’opinion leader, l’amante del lusso, il wine lover. I dati del XVIII Rapporto sul turismo del vino, presentato al Vinitaly 2022, ci permettono di tratteggiare un identikit dell’enoturista tipo: sotto i 35 anni, con un alto livello di istruzione e un reddito superiore alla media, questo personaggio ama le esperienze dirette, è digital e preferisce stare all’aria aperta. È inoltre internazionale e sempre più al femminile.

D’altra parte, è importante anche tener presente che ogni enoturista si affaccia all’esperienza in cantina con obiettivi, conoscenze e aspettative diverse. Solo iniziando la visita con le domande giuste si possono comprendere al meglio i desideri dell’enoturista per organizzare un’accoglienza che ne rispecchi le aspettative.

2- Presentare un’offerta online frammentata e confusionaria

Lo abbiamo visto nell’identikit dell’enoturista: i nuovi visitatori sono digital. È costantemente in crescita la porzione di turisti che ricercano informazioni sui servizi d’ospitalità online e si aspettano di trovare contenuti esaustivi e comprensibili. Tra questi, in primo piano devono essere sicuramente gli orari, i giorni di apertura, la possibilità di prenotare e l’elenco dei servizi offerti.

Eppure, ancora troppe cantine si trovano tutt’oggi impreparate per quello che riguarda la presenza online del proprio brand e delle proprie informazione e la competenza dei propri dipendenti in questo campo. Per poter sviluppare delle valide offerte nel campo dell’enoturismo sono sì fondamentali i servizi commerciali, di marketing e i corsi di lingue straniere; non dimentichiamoci però che è altrettanto essenziale acquisire e coltivare opportune competenze digitali e comunicative del team di accoglienza.

3- Limitare l’offerta a una stagionalità

Appena l’8% delle cantine italiane apre le porte tutto l’anno. Con le attuali tendenze del mondo del lavoro, che si orientano sempre di più verso orari flessibili e ferie brevi ma distribuite in tutto l’anno, è necessario che le aziende vinicole studino i trend turistici per capire come coprire al meglio tutti i periodi dell’anno, adattando l’offerta alla stagione e a quello che il territorio può offrire.

4- Non solo vino

Degustazione, vendita diretta e visita guidata rappresentano ancora oggi i capisaldi dell’ospitalità enoturistica. Ciò nonostante, le recensioni dimostrano come la canonica visita guidata non basti più. È quindi necessario ampliare l’offerta anche tramite nuove esperienze innovative senza aver paura di sperimentare. Alcuni esempi? Preparazione attiva di prodotti tipici, esperienze in vigna, trekking, escursioni ai centri d’arte nei dintorni, corsi di cucina e attività all’insegna del benessere. Le aziende più strutturate offrono addirittura la possibilità di essere enologo per un giorno: l’enoturista assembla il proprio vino, lo imbottiglia e se lo porta a casa con orgoglio.

5- Dare per scontata l’importanza di chi accoglie

È vero che il lavoro di un hospitality manager può risultare ripetitivo. Allo stesso tempo, il creare esperienze specifiche per ogni visitatore può aiutare lo stesso hospitality manager a reinventarsi ogni giorno nel suo lavoro, dimostrandosene orgoglioso ed entusiasta. Gli enoturisti sono sicuramente interessati alla storia e cultura del luogo e della cantina, ma il loro primo punto di contatto rimane comunque la persona che li accoglie. La capacità di quest’ultima di raccontare una storia e creare una connessione con i visitatori potrebbe essere proprio quel punto di vantaggio in più rispetto alle altre aziende che offrono un servizio simile.

Conclusioni

Abbiamo presentato una lista di cinque errori da non compiere nell’accoglienza di un enoturista. È chiaro che la risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio, ossia come possono le cantine evitare di commettere sbagli che potrebbero costar loro la perdita di clienti a fare dei propri concorrenti, non si esaurisce certo qui. Non solo ci sarebbero altri aspetti da esplorare, ma per di più i trend di settore e le abitudini dei visitatori cambiano di continuo. Insomma: rimanere costantemente aggiornati su come rendere l’esperienza in cantina unica e soddisfacente è un must. Un suggerimento? Tieni d’occhio il nostro blog!